Adolescenti: ma quante ne sanno?!

17 Novembre 2023

Per Generazione Z (o Centennial) si intendono i nati tra il 1997 e il 2020. Sono i cosiddetti nativi digitali, poiché sono nati in una società in cui la continua connessione e i dispositivi digitali sono la norma. Loro non hanno conosciuto un mondo senza Internet e i Social Media, e la loro vita è così permeata dalla tecnologia, fin dalla più tenera età, da non considerarla come uno strumento aggiuntivo, ma come parte integrante della vita quotidiana. Che si tratti di informarsi, studiare, giocare o lavorare, il denominatore comune è l’uso di uno strumento tecnologico. La Generazione Z è immersa in un continuo flusso di stimoli web, social e marketing che troppo spesso porta a livelli di ansia molto alti, stress, sintomi depressivi e riduzione del benessere complessivo della persona[1].

Pare che, per difendersi dal rischio di saturazione, la Generazione Z abbia la tendenza a discriminare rapidamente cosa accettare e cosa scartare, spesso cadendo nel rischio della superficialità di un’analisi troppo avventata delle innumerevoli sollecitazioni a cui è sottoposta.

È rilevante quanto emerso dall’indagine pubblicata nel 2019 dalla sociologa Federica Baroni secondo la quale il 50% degli studenti di quinta elementare possedeva uno smartphone ed il 20% di loro lo teneva acceso anche di notte[2]. Già dalle scuole elementari, i ragazzi condividono immagini e file on line, cercando ben presto canali e reti meno frequentati dai genitori. Internet pare essere diventato il principale strumento per conoscere se stessi, sperimentare l’espressione di sé e sviluppare le proprie capacità relazionali da applicare successivamente nella vita reale. Spesso non c’è soluzione di continuità tra on line e off line, tanto da aver portato gli studiosi a coniare il temine on life[3].

Questa frequentazione precoce della rete ha un impatto notevole anche sullo sviluppo linguistico poiché la Generazione Z è abituata a pensare per immagini e icone, predilige una rappresentazione visiva sintetica e incisiva dei contenuti, basti pensare allo smodato utilizzo delle emoticon e al proliferare di reel (brevi video ad alto impatto visivo) e di storie (contenuti on line per 24 ore).

Come avvenuto in passato per le precedenti generazioni, anche il vocabolario della Generazione Z è caratterizzato da termini dal significato particolare, ma anche potenzialmente escludente per chi non li conosce.

La conoscenza dei principali termini del lessico giovanile è importante per entrare più facilmente in relazione con gli adolescenti e i preadolescenti di oggi.

Si riporta un breve glossario con alcuni dei vocaboli più usati in questo momento storico.

Boomer

Termine utilizzato dai giovani per definire chi è vecchio, passato, all’antica.
Tecnicamente il termine indica i Baby Boomer, cioè la generazione dei nati fra il 1946 e il 1964. Ed è diventato famoso nel novembre del 2019, quando la giovanissima parlamentare neozelandese Chloe Swarbirck si è rivolta a un anziano legislatore apostrofandolo OK, boomer, dopo che aveva interrotto il suo discorso sui cambiamenti climatici. Andando a ritroso si ritrova il termine matusa utilizzato dalle precedenti generazioni con la medesima accezione.

BFF

È l’acronimo dell’espressione in lingua inglese Best Friends Forever, cioè migliore amico/a per sempre. Nel linguaggio giovanile viene usato per riferirsi a persone con le quali si è stretto un forte legame affettivo: il/la migliore amico/a di sempre.

Blastare

Altro termine inglese che significa letteralmente far esplodere. Mediato dall’ambito dei videogame, blastare significa sostanzialmente battere qualcuno nettamente e senza appello in una discussione, cioè dire qualcosa che mette nettamente a tacere l’interlocutore. Usato anche per commentare l’esito di discussioni in forma scritta sui social network particolarmente accese, l’espressione blastare può anche significare umiliare e abusare di qualcuno verbalmente.

Dissare

Inserito nel 2018 nel Vocabolario Treccani come un neologismo, il termine dissing proviene dalla cultura hip-hop e indica un brano che ha l’obiettivo di prendere in giro, criticare o addirittura insultare una o più persone, di solito appartenenti all’ambiente stesso della musica rap. Diventato comune soprattutto tra i preadolescenti, dissare viene usato con il significato di zittire qualcuno tramite una frecciatina pungente che non permette replica.

Cringe

La traduzione letterale di cringe è imbarazzante, ma nel lessico giovanile (non solo in quello italiano) assume una nuova sfumatura di significato: inquietante in modo imbarazzante. Cringe, ad esempio, può essere una frase ambigua che mette in forte imbarazzo chi la pronuncia involontariamente. In base al contesto, inoltre, possono essere cringe anche foto o video.

Normie

Chi una volta era conformista, per la Generazione Z oggi è normie. Ci sono molti modi per essere normie: nel vestire, nei film, nelle serie TV che si guardano e nella musica che si ascolta, ma anche nelle opinioni politiche. Lo è chi segue ciecamente le mode del momento, in contrasto con il desiderio di originalità che contraddistingue le giovani generazioni.

Triggerare

Dall’inglese to trigger che significa innescare. Nel linguaggio giovanile indica tutto ciò che tocca le corde della sensibilità di una persona innescando una reazione sgradevole o negativa. Possono essere foto o video in rete, oppure commenti contenenti un linguaggio discriminatorio, tutto questo può triggerare la sensibilità di una persona. Generalizzando si potrebbe anche intendere semplicemente come il fare arrabbiare qualcuno (innescare la rabbia).

Trollare

Dal 2018 annoverato tra i neologismi del vocabolario Treccani, indica il comportamento del disturbatore insistente. Si origina tra i navigatori della rete e indica chiunque agisca al solo scopo di insultare, far arrabbiare e creare scompiglio all’interno della discussione. Da non confondere con l’Hater che invece dispensa odio on line in maniera indiscriminata senza partecipare attivamente ai dibattiti.

Crush

Dall’inglese to crush che letteralmente significa schiacciare, frantumare, all’inglese informale in cui il termine viene utilizzato per indicare un sentimento di attrazione e infatuazione verso una persona per cui si prova affetto e per la quale scatta l’idealizzazione. Alcuni esempi: “Crush mi ha invitato a uscire” oppure “ho un crush per il mio vicino di casa”.

Il linguaggio della Generazione Z è un codice che concorre a costruire la propria identità, a sentirsi parte integrante di un gruppo,[4] a distaccarsi dal mondo degli adulti e riflette in tutto e per tutto l’attuale iperdigitalizzazione di questa generazione.

Gli adulti generalmente tendono a non considerare degno di attenzione il vocabolario giovanile, mantenendosi a distanza o, purtroppo, prendendosi gioco dei ragazzi e liquidando il tutto come qualcosa di stupido e ridicolo. Questo rischia di creare una notevole distanza tra le generazioni, tanto nel contesto familiare (genitore-figlio) quanto in quello scolastico (insegnante-studente). I ragazzi hanno bisogno di sentirsi riconosciuti, capiti e compresi.

Al mondo degli adulti, dunque, l’invito a valorizzare il dialogo e l’empatia, senza cadere nella tentazione di imitare un vocabolario che certamente non gli appartiene e che risulterebbe inopportuno e posticcio. Conoscere ed interessarsi ai linguaggi dei giovani e alle loro modalità comunicative si rivela necessario per curare la relazione educativa così come illustrato nell’articolo La relazione educativa al quale si rimanda il lettore interessato.

Dott. Giovanni D’Ignoti – Pedagogista


[1] H.C Woods, H. Scott (2016). Social media use in adolescence is associated with poor sleep quality, anxiety, depression and low self-esteem, Journal of Adolescence, 51, pp. 41-49.

[2] F. Baroni, A. Greco, M. Lazzari (2019). Utenti di Internet sempre più giovani: indagine sull’uso del digitale tra gli alunni della scuola primaria. In M. Lazzari, A. Ponzoni (a cura di), Palcoscenici dell’essere. Le comunicazioni di bambini e adolescenti nelle piazze viartuali, Sestante, Bergamo (pp. 229-240).

[3] L. Floridi (2014). La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondo, Raffaello Cortina, Milano.

[4] In merito si rimanda al precedente articolo Il Laboratorio Pedagogico in adolescenza | APS RelazioniAmo