Il Laboratorio Pedagogico in adolescenza

2 Settembre 2023

L’adolescenza è una fase dello sviluppo molto delicata, straordinaria e spesso fonte di disorientamento. Generalmente si tende a collocarne l’inizio fra i 10 e i 12 anni e la fine intorno ai 20-24 anni.

In questo periodo avvengono dei cambiamenti importantissimi tanto a livello fisico quanto a livello emotivo, relazionale e psicologico. I cambiamenti fisici degli adolescenti sono molto evidenti e ben noti a tutti: crescono in altezza, si sviluppano gli organi sessuali secondari, cambia il timbro di voce ecc.

Ma la rivoluzione maggiore si manifesta a livello cerebrale. Fino a non molto tempo fa si credeva che fossero gli ormoni la causa dei particolari comportamenti degli adolescenti. Oggi questo mito è stato definitivamente sfatato. Grazie alle neuroscienze sappiamo infatti che ad avere un influsso ben più importante sui comportamenti degli adolescenti sono i cambiamenti nello sviluppo del cervello.

Il nostro cervello si sviluppa lungo tutto l’intero arco di vita, eppure vi sono due momenti in cui questo sviluppo avviene in maniera particolarmente significativa.

Il primo momento si colloca durante i primi tre anni di vita. In questa fase si sviluppano numerose reti sinaptiche che sono alla base dei futuri apprendimenti.

Il secondo periodo è, appunto, l’adolescenza, durante il quale avvengono numerosi cambiamenti. In questa sede ne sintetizziamo tre, particolarmente significativi per le nostre riflessioni[1]:

  1. Il pruning (potatura sinaptica): con questo termine viene descritto il processo attraverso il quale i collegamenti neuronali non più utilizzati vengono eliminati.
  2. La mielinizzazione dei neuroni rimanenti: con questo processo vengono velocizzate le autostrade neuronali presenti per cui si migliorano i processi cognitivi maggiormente utilizzati.
  3. Il rapido sviluppo del cosiddetto cervello emotivo che prende il sopravvento sul lento sviluppo della corteccia prefrontale (cervello cognitivo).  Quest’ultimo aspetto diventa particolarmente significativo poiché è da questa differenza di sviluppo tra cervello emotivo e cervello cognitivo che dipendono i comportamenti irragionevoli, pericolosi e spesso estremi degli adolescenti.

Fatta questa breve quanto doverosa premessa, andiamo ad individuare sinteticamente i principali bisogni evolutivi insiti nel periodo adolescenziale.

L’adolescente è chiamato a scoprire e costruire la propria identità. Questo processo prevede una presa di distanza dalla famiglia d’origine alla ricerca di una propria autonomia. In questo periodo si costruiscono legami di amicizia molto forti e il gruppo dei pari diventa quella nave che traghetta l’adolescente dall’infanzia all’età adulta. È molto forte il bisogno di inclusione, di influenza sugli altri, di affetto e di stima da parte dei coetanei. All’interno del gruppo l’adolescente sente che è più facile esprimersi, sperimentare la propria personalità anche contestando il mondo degli adulti. In questa fase della vita avviene generalmente l’allontanamento dai valori familiari, alla ricerca di principi propri.

All’interno di questo delicato contesto si inserisce la proposta dei Laboratori Pedagogici.

Questi si configurano come uno spazio privilegiato di incontro tra adolescenti. Come accennato, in questa fase delicata del ciclo di vita, il gruppo riveste un ruolo fondamentale poiché è il luogo in cui, attraverso la condivisione, si costruisce il significato delle esperienze personali e sociali. Attraverso il feedback degli altri membri si prende coscienza degli aspetti significativi del proprio comportamento e se ne assume la responsabilità. Condividere i propri sentimenti e le proprie emozioni con gli altri, inoltre, soddisfa il bisogno di appartenenza ed ha un enorme potere generativo e trasformativo. Nel gruppo è possibile sperimentare la cooperazione e la condivisione, l’importanza delle regole e dei legami che via via si vanno costruendo.

Ed è per questo che i laboratori sono rivolti a piccoli gruppi (generalmente 8-12 adolescenti) all’interno dei quali, attraverso l’attenta conduzione del pedagogista, è possibile creare un clima sereno, positivo e non giudicante, elemento essenziale per favorire l’apertura al dialogo, il confronto con gli altri e la crescita personale.

Le modalità utilizzate per attivare le risorse degli adolescenti sono molteplici (giochi interattivi, attività ludiche, dinamiche di gruppo, contenuti multimediali, piste di riflessione e introspezione ecc.) poiché molteplici sono le aree di sviluppo interessate (area emotiva, cognitiva, sociale ecc.) e molteplici sono i canali di apprendimento legati alle diverse intelligenze individuali (introspettiva, corporeo cinestetica, musicale ecc.).[2]

I Laboratori Pedagogici possono prefiggersi uno o più obiettivi: è possibile strutturare un percorso di crescita personale e di gruppo che possa includere i diversi aspetti salienti della fase adolescenziale, così come è possibile focalizzarsi in pochi incontri su un singolo aspetto in particolare. Generalmente gli obiettivi per i laboratori rivolti agli adolescenti sono:

  • promuovere la conoscenza di sé, le capacità comunicative, l’intelligenza emotiva, la gestione dei conflitti, lo sviluppo del senso di autostima ed autoefficacia
  • riflettere sulla corporeità, sull’amore e sull’amicizia
  • lavorare sul problem solving, sul pensiero critico e sulla cooperazione. 

E ancora, per i più grandi, accompagnarli nella separazione dalla famiglia d’origine, sostenerli nella creazione di un progetto di vita sociale e professionale.

Attraverso la modalità dinamica di conduzione dei gruppi, i partecipanti vengono coinvolti attivamente e diventano protagonisti del loro processo di crescita.

Sperimentare specifiche attività all’interno di un contesto protetto, condividendo queste esperienze con il gruppo dei pari, diventa un lavoro di empowerment (potenziamento) che permetterà loro di sviluppare le competenze essenziali per la vita (life & soft skills).[3] Andranno a formarsi, così, un bagaglio imprescindibile per affrontare e gestire le sfide che incontreranno nella realizzazione di sé, nel mondo, con gli altri.

Da quanto detto fin qui credo siano evidenti i notevoli aspetti positivi dei Laboratori Pedagogici il cui valore educativo non si esaurisce nel qui ed ora, ma si apprezza notevolmente in un’ottica di prevenzione di comportamenti problematici che, purtroppo, spesso caratterizzano il periodo adolescenziale. Basti pensare al bullismo e al cyberbullismo, alle diverse forme di ritiro sociale (Hikikomori), alle dipendenze da internet e/o da sostanze, ai disturbi alimentari, alle condotte autolesive ecc.[4]

La prevenzione è ormai entrata a far parte di numerosi aspetti della nostra vita. Tutti noi facciamo regolarmente i tagliandi alle nostre auto per evitare improvvisi danni significativi e costosi. O ancora in ambito medico, periodicamente ci rechiamo dal dentista per l’igiene orale o facciamo screening preventivi per specifiche patologie.

Eppure, in ambito pedagogico ancora questo aspetto non viene particolarmente attenzionato.

Purtroppo, troppo spesso sottovalutiamo segnali evidenti di disagio e malessere liquidando la cosa con leggerezza, pensando che è soltanto una fase e che passerà.

Così facendo, però, il più delle volte andiamo incontro a due scenari non propriamente positivi.

Il primo scenario si configura come una situazione relazionale in cui maldestramente cerchiamo di far fronte a situazioni spiacevoli e delicate improvvisando una qualche gestione pseudo educativa nella speranza che la situazione critica rientri da sé. In questo modo, a parte il rischio a medio/lungo termine (rischio in capo ai nostri figli, ovviamente), ci priviamo di una relazione educativa sana, consapevole e significativa.

Il secondo scenario che potrebbe prefigurarsi è proprio tra i meno auspicabili. Sottovalutando i segnali di disagio e malessere, infatti, questi possono facilmente sfociare nei comportamenti altamente problematici elencati in precedenza, e potremmo trovarci a non poter far altro che ricorrere alle cure… non avendo fatto prevenzione, non ci resta che curare.

L’adolescenza è una fase troppo bella, ricca e significativa per essere liquidata come l’età della stupidità o come una sorta di terra di mezzo da attraversare prima possibile. È un periodo di effervescenza emotiva, di socialità intensa, di esplorazione creativa alla ricerca di novità. [5]

Se si perdono di vista gli aspetti positivi e si mettono sotto la lente soltanto le criticità, si rischia di creare una profezia che si auto adempie in cui gli adolescenti che assorbono messaggi negativi riguardo se stessi potrebbero adeguarsi al basso livello di aspettative, anziché esprimere tutte le loro potenzialità.

È fondamentale, pertanto, favorire l’attivazione delle risorse personali in termini di creatività e coraggio. Non è possibile fermare la piena di un fiume e non ha senso stare a guardarla dall’alto mentre sfoga tutta la sua forza, ma è possibile contenerla e incanalarne il corso per metterne a frutto tutta l’energia.  

In altri termini, i cambiamenti non sono certo da contrastare a priori o da guardare a distanza. Compito degli adulti non è sopravvivere a questo tsunami, [6] bisogna cercare di cavalcarlo prendendo coscienza delle sfide evolutive, affiancando, incoraggiando e contenendo, nella consapevolezza che nel passaggio dalla dipendenza dell’infanzia all’indipendenza della vita adulta, vi è l’interdipendenza dell’adolescenza, cioè quel bisogno di una relazione autenticamente educativa tra il ragazzo e l’adulto.

Dott. Giovanni D’Ignoti – Pedagogista


[1] Daniel J. Siegel, La mente relazionale. Neurobiologia dell’esperienza interpersonale, Raffaello Cortina Ed., Milano, 2021.

[2] H. Gardner, Educazione e sviluppo della mente. Intelligenze multiple e apprendimento, Erickson, Trento 2022.

[3] https://www.dors.it/documentazione/testo/201703/1993%20OMS%20lifeskill%20SCHEDA.pdf

[4] K. Bagnato, L’hikikomori: un fenomeno di autoreclusione giovanile, Carocci, Roma, 2017. K. Bagnato, Il Cyberbullismo. Indagine esplorativa e proposte educative, Pellegrini Editore, Cosenza, 2009. K. Bagnato, Nuove forme di disagio giovanile: il ruolo della famiglia. In (a cura di) Ulivieri S., Le emergenze educative della società contemporanea. Progetti e proposte per il cambiamento, PensaMultimedia, Lecce, 2018.

[5] D.J. Siegel, La mente adolescente, Raffaello Cortina Ed., Milano, 2014.

[6] A. Pellai, B. Tamborini, L’età dello Tsunami. Come sopravvivere a un figlio preadolescente, De Agostini, Novara, 2023.