Il fenomeno delle “Sephora Kids” si riferisce alla tendenza crescente che vede bambine e preadolescenti di età compresa tra gli 8 e i 13 anni immergersi nel mondo dei prodotti di bellezza e mettere in atto un consumo bulimico e incontrollato di cosmetici, influenzate dal mondo dei social media e dalle tendenze di bellezza promosse da influencer e celebrità. Il termine “Sephora Kids” deriva dal nome del noto negozio di cosmetici Sephora, che è una delle destinazioni preferite di queste giovani consumatrici.
Le ragazze effettuano acquisti autonomamente, sia in negozio che online. Le più piccole sono accompagnate dai genitori in queste sessioni di shopping decisamente improprie per la loro età e, a volte, compulsive. I prodotti di bellezza che acquistano, spesso, sono destinati alla pelle di donne decisamente più mature, pertanto, come sottolineano i dermatologi, possono avere diversi effetti collaterali su pelli così giovani.
Il ruolo dei social media e delle aziende cosmetiche
Questo fenomeno è alimentato dalla presenza pervasiva dei social media, dove i video di routine di bellezza e le recensioni dei prodotti sono ampiamente diffusi. Le bambine, emulando le loro influencer preferite, si impegnano in pratiche di skincare complesse e utilizzano prodotti inadatti alla loro età, esponendosi a rischi per la salute della pelle. Inoltre, la partecipazione delle celebrità, come nel caso di Kim Kardashian che condivide l’account TikTok con la figlia di 10 anni, contribuisce a normalizzare e promuovere questo tipo di comportamento tra le giovani.
Da un punto di vista economico, il fenomeno delle “Sephora Kids” sta spingendo le vendite di cosmetici in tutto il mondo. Secondo autorevoli previsioni[1], il settore della cura della pelle per bambini e adolescenti registrerà un costante aumento nei prossimi anni raggiungendo un volume di mercato mondiale di quasi 360 milioni di euro. Alcune aziende cosmetiche stanno attivamente cercando di catturare l’attenzione delle giovani con strategie di marketing mirate e packaging colorati e accattivanti. Di contro, altre importanti aziende di bellezza hanno mostrato consapevolezza del pericolo di questo fenomeno. In Svezia, ad esempio, una nota catena di farmacie ha vietato la vendita di creme antietà ai minori di 15 anni. Anche in Italia alcuni marchi famosi hanno intrapreso iniziative di comunicazione mirate a sensibilizzare sull’argomento.
Rischi psicologici e indicazioni pedagogico-educative
Il fenomeno delle “Sephora Kids” solleva preoccupazioni non soltanto per i rischi fisici associati a un consumo eccessivo e precoce di cosmetici, ma anche per l’impatto che questo può avere sull’autostima e sull’immagine corporea delle giovani ragazze.
Da un punto di vista pedagogico, infatti, le Sephora Kids rappresentano una manifestazione visibile di una realtà più ampia. La naturale fase evolutiva che vede le bambine cercare di immaginarsi già grandi e quindi attratte dallo sperimentare trucchi e smalti, viene dopata da una spinta esterna attraverso una eccessiva pressione sociale e mediatica che insiste verso ideali di bellezza irrealistici e comportamenti nocivi per la propria salute fisica e psicologica. È fondamentale comprendere che dietro questo fenomeno ci sono dinamiche complesse, tra cui la ricerca di accettazione sociale e l’influenza dei modelli proposti dai social media e dalle celebrità.
Secondo diversi studi[2], l’esposizione dei giovani ai modelli di bellezza irrealistici sui social media può causare un aumento dell’insicurezza corporea e dell’ansia. Questo rischio è particolarmente elevato tra le preadolescenti, più vulnerabili alla seduzione degli standard estetici imposti dai social media. Queste ragazze stanno crescendo all’interno di una società dell’apparenza e della prestazione, dove modelli irrealistici e inarrivabili di bellezza le fanno sentire inadeguate e impopolari, attaccando in maniera subdola la loro autostima e facendo volgere la loro attenzione in maniera eccessiva verso l’aspetto estetico. Da qui, la spinta ad una compulsiva ricerca di filtri di Instagram, cosmetici inappropriati e, appena possibile, ritocchi dal chirurgo estetico.
Si va, così, incontro ad una adultizzazione precoce che priva le bambine e le preadolescenti della serenità e gioia della propria età per rispondere ad un’aspettativa sociale che le vuole bellissime, perfette e popolari.
Crescono ragazze fragili poiché il delicato processo di costruzione dell’identità personale si va fondando su una effimera maschera fatta di make-up e filtri, a scapito di un sano investimento in ambito emotivo, relazionale e sociale.
Basando la loro autostima sull’apparenza, dedicano all’aspetto esteriore buona parte del loro tempo e delle loro risorse interiori, cercando sicurezza nel posto sbagliato. Di conseguenza, la costruzione della loro identità personale si basa su una impalcatura di carta che al minimo soffio di vento cadrà rovinosamente… per non parlare se dovesse arrivare la pioggia.
Questa eccessiva attenzione all’aspetto estetico in un’età così delicata apre la strada a disturbi d’ansia, scarsa autostima e problematiche legate all’immagine corporea.
Urge inviare messaggi chiari e forti da parte di tutti gli attori che a vario titolo si occupano di educazione, per promuovere una cultura dell’accettazione di sé e del rispetto per la propria individualità fin dalla giovane età. È cruciale che genitori e educatori comprendano i motivi che stanno dietro questa ricerca ossessiva di perfezione estetica e si impegnino attivamente nella promozione di valori basati sull’autenticità, sulla diversità e sull’apprezzamento delle proprie qualità intrinseche.
Il ruolo dei laboratori pedagogici nella prevenzione
Tra i diversi strumenti a disposizione in ambito pedagogico, in ottica preventiva, un ruolo privilegiato rivestono i laboratori pedagogici che, attraverso attività educative mirate, aiutano ragazzi e ragazze a sviluppare una migliore consapevolezza di sé, a imparare a gestire le proprie emozioni e a sviluppare una sana autostima, riducendo così la vulnerabilità ai messaggi dannosi veicolati dai media e dalle aziende cosmetiche.
I laboratori pedagogici possono fornire ai giovani uno spazio sicuro in cui esplorare le proprie emozioni e imparare a gestire le pressioni sociali in modo sano e costruttivo. È fondamentale che genitori e educatori incoraggino la partecipazione dei giovani a queste attività, offrendo loro strumenti concreti per affrontare le sfide del mondo contemporaneo con fiducia.
Urge un’azione coordinata da parte della comunità educativa per proteggere la salute e il benessere dei giovani e promuovere un’educazione emotiva e critica che li prepari ad affrontare le sfide del mondo contemporaneo con consapevolezza e resilienza. È necessario che genitori e educatori lavorino insieme, facendo riferimento a esperti qualificati e utilizzando risorse educative efficaci, per fornire ai giovani gli strumenti necessari per navigare in modo sicuro e responsabile in un mondo sempre più complesso e influenzato dai media.
Dott. Giovanni D’Ignoti – Pedagogista
[1] https://de.statista.com/
[2] Ne citiamo solo alcuni a titolo esemplificativo: Hermans A.M., Boerman S. C., Veldhuis J. (2022). Follow, filter, filler? Social media usage and cosmetic procedure intention, acceptance, and normalization among young adults, in “Body Image”, 43, 440-449 (https://doi.org/10.1016/j.bodyim.2022.10.004); Hogan M. J., Strasburger V. C. (2008). Body image, eating disorders, and the media, in “Adolescent medicine: state of the art reviews”, 19(3), 521-546 (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19227390/); Hogue J. V., Mills J. S. (2019). The effects of active social media engagement with peers on image in young women, in “Body Image”, 28, 1-5 (https://doi.org/10.1016/j.bodyim.2018.11.002); Kleemans M., Daalmans S., Carbaat I., Anschütz D. (2018). Picture Perfect: The Direct Effect of Manipulated Instagram Photos on Body Image in Adolescent Girls, in “Media Psychology”, 21(1), 93-110 (https://doi.org/10.1080/15213269.2016.1257392).