Un’occasione sprecata

18 Giugno 2023

Un’occasione sprecata.

In consulenza mi viene riferito questo episodio. Lo riporto utilizzando due nomi di fantasia.

Da qualche parte in Italia, prima media: durante l’ora di lezione Marco taglia una ciocca di capelli a Maria, la compagna seduta davanti a lui.

Lei piange, si sente impotente, colpita alle spalle, violata.

La prof: mi spiace, ma devo andare avanti con la lezione (e con questo, si è sentita anche tradita da un adulto significativo che rappresenta un’istituzione che dovrebbe essere anche un ambiente protetto).

Sul giovanissimo autore del comportamento irresponsabile si sa soltanto qualche ora dopo, dal tam-tam nella chat delle mamme, che lo ha fatto per una scommessa, un gioco. Sinceramente, è l’unica cosa che mi sembra “normale” in tutta l’assurda vicenda. È fisiologico che nella preadolescenza un ragazzo possa non rendersi conto della gravità di una azione, specie se condivisa da altri coetanei. La corteccia prefrontale è ancora immatura ed il cervello emotivo prevale su quello cognitivo.

Eppure, quale occasione si è trovata dinnanzi la prof… e si è fatta sfuggire.

Era l’occasione per ascoltare Maria che avrebbe potuto dare voce alla propria sofferenza e alle proprie emozioni e la prof. avrebbe potuto ascoltarla e sostenerla. Questo avrebbe dato la possibilità a Marco di prendere contatto con quello che aveva generato a livello emotivo in Maria e avrebbe potuto sperimentare l’empatia di cui ancora è carente. Avrebbe potuto riflettere e rendersi conto di quanto male ha fatto ed essere guidato verso una sanzione educativa per “rimediare”. Quale valore pedagogico avrebbe avuto tutto questo su tutta la classe, che si è trovata in un ruolo che, ovviamene, non è quello dello spettatore inerte, ma è parte stessa del contesto.

Sarebbe stato educativo, preventivo rispetto a un qualcosa di peggio che potrebbe succedere in futuro… poiché oggi è una forbice che taglia una ciocca di capelli… e domani?

Quando leggiamo articoli inerenti atti di bullismo, cyberbullismo, femminicidio o dove si parla di azioni perpetrate dal “branco” in cui il più grande ha solo 16 anni, ci chiediamo come questo possa essere possibile, dove abbiamo sbagliato: a scuola? In famiglia? Nella società tutta? I media, la TV, il web? 

Abbiamo sbagliato ogni volta che abbiamo sottovalutato un episodio come questo e non ne abbiamo colto tutto l’intrinseco valore pedagogico poiché, senza cercare vittime e carnefici, è stata un’occasione sprecata in cui avremmo potuto educare tutte le vittime di questa “banale” vicenda.

Dott. Giovanni D’Ignoti – Pedagogista