Negli ultimi anni il dark romance ha conosciuto una diffusione impressionante tra preadolescenti e adolescenti. Titoli come Violent Life, Deviant e molti altri, spopolano su TikTok, Instagram e Wattpad diventando vere e proprie ossessioni. Il fenomeno è particolarmente diffuso tra le ragazze che si immedesimano nelle protagoniste e, sempre più spesso, definiscono il “ragazzo ideale” come un malessere, qualcuno che fa soffrire e che ferisce, ma di cui non possono fare a meno.
Si tratta di un vero e proprio fenomeno sociale che caratterizza oggi la preadolescenza e l’adolescenza e che, da pedagogista e da genitore, mi suscita un interrogativo di fondo: quale idea di amore stiamo consegnando alle nuove generazioni?
Dark romance: un genere che affascina… e confonde.
Il dark romance mette al centro relazioni caratterizzate da dinamiche di potere squilibrate, possessività e gelosia estrema, violenza fisica e psicologica, dipendenza emotiva e, infine, salvataggio e redenzione del protagonista tossico.
Per gli adulti è chiaro che si tratta di fiction, ma per un’adolescente la cosa è molto diversa.
A 12-14 anni il cervello emotivo è in piena evoluzione, la corteccia prefrontale non è ancora matura e l’identità affettiva è fragilissima. Non sorprende che molte ragazze trasformino l’eroe oscuro in un modello desiderabile, spesso come qualcuno da salvare.
Quando in consulenza o nei workshop mi sento dire “Vorrei un ragazzo che mi faccia soffrire… perché significa che ci tiene”, oppure “Se non è geloso, non è amore” è evidente che siamo di fronte alla interiorizzazione di un modello disfunzionale, per cui non possiamo far finta di niente.
L’urgenza di un’educazione alle relazioni
L’educazione sentimentale, purtroppo, è un ambito ancora poco esplorato in famiglia e a scuola. Si tende a parlare di sesso, di prevenzione, ma quasi mai di relazione, di confini sani, di comunicazione emotiva.
Il dark romance riempie questo vuoto offrendo un modello facilmente fruibile e molto potente:
l’amore è tormento, passione, dolore, mancanza, controllo.
Senza una guida adulta capace di decodificare, le ragazze imparano più da quei modelli narrativi che dalla vita reale.
Questo è il motivo per cui in consulenza e nei percorsi educativi lavoro molto su:
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- come riconoscere l’intensità emotiva senza trasformarla in dipendenza
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- come distinguere l’attrazione sana da quella tossica
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- come costruire confini e consapevolezza relazionale
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- come riconoscere i segnali di una relazione disfunzionale
Quando gli adolescenti hanno gli strumenti per leggere il proprio mondo interno, il fascino del dark romance rimane tale, senza diventare un modello di vita.
Perché il malessere sembra attraente?
Dal punto di vista psicologico, il dark romance funziona perché attiva alcune leve molto forti. Stimola il desiderio inconscio di salvare qualcuno di problematico per sentirsi speciali, scelte, uniche (sindrome della crocerossina). L’amore tossico che viene narrato a volte sembra familiare. Molti adolescenti crescono con modelli relazionali ambivalenti: amore intermittente, genitori poco disponibili, conflitti intensi. Da un punto di vista fisiologico, la dopamina generata dall’altalena emotiva (ti amo/ti ferisco) può diventare una forma di dipendenza affettiva precoce. Pertanto, senza adeguati strumenti di regolazione, la sofferenza appare come una prova d’amore e non come un campanello d’allarme. Tutto questo fa sì che molti adolescenti si sentano attratti da personaggi maschili che incarnano quella miscela di pericolo e sicurezza che il loro cervello, in pieno sviluppo, fatica a distinguere.
Il dark romance come rito di passaggio moderno
Le narrazioni sull’amore hanno sempre svolto una funzione simbolica: definire cosa significa amare, cosa ci si deve aspettare, quali ruoli assumere.
In assenza di rituali comunitari e con una società frammentata, i romanzi diventano nuovi riti di passaggio, soprattutto per le ragazze poiché mostrano cosa significa essere desiderabile, insegnano come si dovrebbe reagire al dolore, consegnano un linguaggio per parlare di sé.
L’aspetto interessante è che il dark romance da puro intrattenimento può diventare un vero e proprio dispositivo identitario in quanto le adolescenti arrivano a provare, tramite i personaggi, emozioni adulte che non sono ancora pronte a gestire nella vita reale.
Ed è qui che è necessario l’intervento educativo.
Cosa fare?
Presa coscienza di quanto detto finora, come genitori ed educatori corriamo il rischio di demonizzare il dark romance e, magari, in preda ai timori che suscita, cadere nella tentazione di ricorrere a spiegoni o divieti. Ovviamente, tutto ciò sarebbe inutile e controproducente, facendoci scivolare nel rischio di fratture e distanze relazionali.
L’obiettivo è sempre di matrice pedagogica: educare alla lettura critica, al riconoscimento delle emozioni, alla distinzione tra fiction e realtà, alla costruzione di relazioni sane.
Nei nostri percorsi lavoriamo proprio su:
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- competenze emotive
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- autoconsapevolezza
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- autostima e confini relazionali
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- capacità di riconoscere dinamiche di manipolazione
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- costruzione di un’idea di amore come cura reciproca, non come ferita
Quando hanno gli strumenti, gli adolescenti possono leggere un dark romance senza rimanerne prigionieri.
L’importanza del dialogo
Gli adolescenti stanno costruendo oggi i modelli che useranno domani. Lo fanno anche attraverso i libri che possono aprire mondi, ma anche confondere.
Il nostro compito è accompagnarli a distinguere la bellezza dell’intensità emotiva dalla pericolosità dell’amore tossico, restituendo loro la possibilità di costruire relazioni sane, profonde, rispettose. Perché l’amore non dovrebbe mai essere chiamato “malessere”.
Giovanni D’Ignoti
Pedagogista – Coach – Formatore