Gestire i capricci dei bambini è una delle sfide più complesse che i genitori si trovano ad affrontare. In molti, purtroppo, optano per la via più semplice, ricorrendo a dispositivi digitali che, posizionati davanti ai piccoli, producono un effetto calmante immediato. Questo metodo può sembrare una soluzione pratica per evitare scenate durante una cena fuori o per concedersi un momento di tranquillità, ma comporta significativi rischi a lungo termine. Difatti, sembra che l’uso precoce e/o eccessivo di questi dispositivi rischi di compromettere lo sviluppo delle competenze emotive dei bambini.
Tra i più recenti studi in questa direzione segnaliamo una ricerca pubblicata appena qualche giorno fa, su Frontiers in Child and Adolescent Psychiatry[1], i cui risultati supportano questa preoccupazione e la cui ipotesi di fondo è: l’uso dei dispositivi tecnologici per gestire le crisi emotive dei bambini (i cosiddetti capricci) potrebbe ostacolare lo sviluppo di una sana capacità di autoregolazione emotiva?
Dal suddetto studio emerge che il controllo delle emozioni dei bambini attraverso dispositivi digitali può impedire loro di sviluppare la capacità di gestire in modo adeguato le proprie emozioni in futuro, rischiando di degenerare in difficoltà nella gestione della rabbia e delle frustrazioni da adulti.
Per confermare questa tesi, i ricercatori hanno condotto un’indagine nel 2020 e una successiva verifica l’anno successivo, coinvolgendo oltre 300 genitori di bambini tra i due e i cinque anni. I risultati hanno evidenziato che i bambini i cui genitori avevano frequentemente utilizzato dispositivi digitali come calmanti, l’anno successivo mostravano una minore capacità di gestire rabbia e frustrazione. Inoltre, questi bambini presentavano un ridotto effortful control, ovvero la capacità di frenare l’istinto per rispondere in modo adeguato alle situazioni.
Il genitore allenatore emotivo
Da quanto detto, emerge quanto sia fondamentale che i bambini imparino a riconoscere e gestire le proprie emozioni, e per questo è indispensabile il supporto dei genitori. Gottman,[2] riprendendo Goleman, [3] padre dell’Intelligenza emotiva, parla dei genitori come degli allenatori emotivi, sottolineando come non bisogna evitare le situazioni frustranti, ma piuttosto aiutare i bambini ad affrontarle insegnando loro a riconoscere le proprie emozioni e a gestirle con efficacia. Caroline Fitzpatrick, coautrice della ricerca, afferma che tenendo conto dei risultati dell’indagine, “si potrebbero sviluppare nuovi metodi di formazione e consulenza per i genitori, per far comprendere loro che risolvere i capricci dei figli con dispositivi digitali è dannoso per la loro salute mentale e il loro benessere emotivo-relazionale”.
Il contributo della consulenza pedagogica e della formazione alla genitorialità
Le consulenze pedagogiche per genitori e i percorsi di educazione alla genitorialità offerti dalla nostra associazione rappresentano un’importante risorsa per affrontare queste sfide. Questi servizi non solo offrono strategie pratiche per gestire i capricci dei bambini senza ricorrere ai dispositivi digitali, ma promuovono anche un approccio consapevole e responsabile alla genitorialità. Attraverso workshop, incontri e sessioni di consulenza individuale e di coppia, aiutiamo i genitori a sviluppare le competenze necessarie per supportare i loro figli nello sviluppo emotivo, cognitivo e sociale, garantendo loro un futuro più equilibrato e sereno.
Promuovere la formazione dei genitori significa investire nel benessere delle future generazioni. I nostri servizi offrono un supporto prezioso per costruire relazioni familiari più sane e resilienti, dove i bambini possono crescere imparando a gestire le proprie emozioni in modo autonomo e positivo.
Dott. Giovanni D’Ignoti – Pedagogista
[1] Per chi volesse approfondire questo è il link alla ricerca: https://www.frontiersin.org/journals/child-and-adolescent-psychiatry/articles/10.3389/frcha.2024.1276154/full#B28
[2] J. Gottman, J. Declaire, Intelligenza emotiva per un figlio. Una guida per i genitori, Rizzoli, 2015.
[3] D. Goleman, Intelligenza emotiva, Rizzoli, 1996.