La relazione educativa.
Sono molte le tematiche che avrei potuto affrontare nel primo articolo di questo sito, o meglio, di questa nuova realtà che nasce da una indomabile passione educativa che in alcun modo è possibile soffocare. Avrei potuto iniziare a parlare di genitorialità, di rapporto genitori-figli, di disagio adolescenziale, di educazione all’utilizzo dei media, o ancora di sintonia di coppia, di nonni, di scuola, di insegnanti… Tutti temi caldi nel panorama della società liquida in cui viviamo. Argomenti importanti che certamente troveranno ampio spazio in queste pagine… più avanti.
Ma il primo articolo di questo nuovo percorso, almeno per me, non può non essere dedicato alla relazione educativa.
In una società del tutto e subito, di ricette preconfezionate, in cui i video devono essere brevi perché la soglia di attenzione è ormai ridotta al minuto e le nostre agende sono zeppe e concentrate (così come le giornate dei nostri figli), in maniera forse un po’ anacronistica si vuole porre l’attenzione su qualcosa che richiede tempo, impegno, dedizione, e perché no, sacrificio: la relazione educativa. Si tratta di qualcosa di cui bisogna prendersi cura, con pazienza e amore e che se un lato chiede tanto, dall’altro restituisce cento volte tanto.
Ma quali sono le caratteristiche che la rendono così speciale? Beh, la relazione educativa si configura come un vero e proprio percorso. E il primo passo di questo percorso è proprio la conoscenza di sé. Per migliorare la propria esperienza educativa è necessario partire da se stessi, poiché soltanto partendo da se stessi è possibile incamminarsi verso la relazione con l’altro. Questo concetto, che affonda le radici negli insegnamenti dei filosofi greci, implica nella conoscenza di sé un’apertura al cambiamento alla ricerca del proprio sé migliore.
Il secondo passo nella relazione educativa è la comprensione di sé. Dopo essersi guardati dentro si è chiamati ad accettarsi, ad accogliersi in maniera vera così come si è, con pregi e difetti. È in qualche misura perdonarsi.
Terzo passo è mettere da parte se stessi, come in parentesi, per aprirsi all’ascolto dell’altro. Perché se non ci si conosce, non ci si comprende e non si mette in parentesi la propria visione del mondo, non è possibile mettersi in ascolto dell’altro in maniera autentica.
È questo il passo seguente: l’ascolto. Soltanto dopo aver ascoltato e accolto veramente l’altro, è possibile conoscerlo lì nella sua alterità, nel luogo dove egli è diverso da me. Soltanto successivamente posso recuperare quella parte che avevo messo in parentesi (la mia visione del mondo) per potermi confrontare con lui.
Si parte mettendosi in gioco in un cammino ciclico verso la crescita personale e relazionale.
Questo percorso che abbiamo voluto brevemente accennare attraversa in maniera trasversale tutti i temi caldi dell’educazione di ieri, di oggi e probabilmente anche di domani. A prima vista questi argomenti potrebbero sembrare distanti dalle realtà educative in cui ognuno di noi opera, ma è soltanto traducendo questi concetti in pratiche educative che è possibile migliorare le nostre relazioni nel qui ed ora, con un più ampio respiro in ottica di prevenzione di potenziali situazioni di difficoltà o disagio. Ed è all’interno di questo percorso che vi invitiamo ad accompagnarci, alla scoperta del nostro sé migliore, in costante relazione educativa con gli altri.
Dott. Giovanni D’Ignoti – Pedagogista