Davvero oggi il bosco ci insegna?

25 Marzo 2024

Educare nel bosco. Davvero oggi il bosco ci insegna?

Il contesto in ambito educativo riveste un ruolo fondamentale. Il termine contesto deriva dal latino cum-texere, cioè tessere insieme e richiama l’intreccio dei fattori delle variabili e delle relazioni che compongono il setting pedagogico.

Il contesto educativo, l’ambiente, è stato addirittura chiamato il terzo educatore.

In uno schema triangolare educatore-educando-ambiente esterno, il contesto costituisce, quindi, un vero e proprio terzo educatore che crea importanti occasioni di conoscenza, di apprendimento e di crescita.

Uno degli obiettivi della ricerca pedagogica degli ultimi decenni è stato proprio quello di progettare contesti apprenditivi sempre più ampi e autentici che possano riflettere la complessità del reale, una complessità in cui siamo immersi, che va vissuta e interpretata. Un ambiente di apprendimento viene considerato efficace nella misura in cui può favorire nel soggetto consapevolezza e comprensione dei processi cognitivi attivati (metacognizione).

Le teorie psico-pedagogiche sull’apprendimento di tipo trasmissivo sono state ben presto integrate con quelle costruttiviste e socio-costruttiviste, proprio a sottolineare il fatto che l’apprendimento richiede la partecipazione attiva dell’educando che, partendo dalla sua esperienza situata in un contesto specifico, è chiamato a riflettere, astrarre, interpretare. In sostanza, è chiamato a creare apprendimento significativo.

In questa direzione sono andate anche la ricerca e la sperimentazione didattica, che hanno dato alla luce una moltitudine di strategie e tecniche di insegnamento/apprendimento che, andando oltre la lezione frontale, hanno consegnato agli insegnanti attività come il cooperative learning, la jigsaw classroom, il crosstalk, la flipped classroom, etc. Tutte attività accomunate dall’obiettivo, tra gli altri, di valorizzare l’interdipendenza positiva, l’interazione faccia a faccia e le life skills cui fa riferimento l’OMS nei suoi documenti.

Tutto questo in ambienti di apprendimento sempre più tecnologici, basti penare al progetto Scuola 4.0 (che rientra nel PNRR) sull’innovazione degli ambienti didattici, in cui la dimensione iconica e rappresentativa della conoscenza precede quella dell’esperienza.

In questo scenario si colloca l’esperienza di ricerca-azione Educare nel bosco. Una proposta educativa, rivolta alla fascia di età 3-6 anni, che valorizza gli spazi all’aperto come contesti di apprendimento e che radicalizza la propria identità nell’immersione in natura.

A prima vista sembrerebbe un nuovo scenario, un’iniziativa che si presenta con grande forza propulsiva e con la possibilità di generare anche effetti trasformativi su tutto ciò che ormai è consolidato a livello istituzionale. Eppure, ad una riflessione più attenta, si tratta di un’esperienza che affonda le sue radici in teorie pedagogiche ben conosciute. Si pensi a Froebel (1782-1852), secondo cui l’educazione deve essere naturale e spontanea. Il processo educativo, sempre secondo lo studioso, affinché possa realizzarsi, deve svolgersi in un luogo adatto che egli chiama giardino d’infanzia (Kindergarten), sia per indicare l’ambiente in cui dovrebbe realizzarsi l’educazione (il giardino), sia per trasmettere ai maestri del tempo, attraverso un linguaggio metaforico, l’esigenza di cura e attenzione verso i bambini.

Sulla stessa linea era John Dewey (1859-1952), filosofo e pedagogista statunitense, che contribuì attraverso il suo concetto di esperienza ad avvalorare l’educazione svolta all’aperto. Per Dewey, infatti, l’esperienza è concepita come rapporto tra uomo e ambiente, e in questa relazione l’uomo non è uno spettatore passivo, ma interagisce attivamente con ciò che lo circonda. Di conseguenza, il pensiero dell’individuo nasce dall’esperienza intesa come esperienza in relazione con il contesto.

Sempre nei primi anni del ‘900 nasce lo scoutismo ad opera di Baden-Powel. Gli scout per loro natura svolgono attività all’aperto con l’obiettivo di accrescere le proprie capacità di socializzazione in un contesto di rispetto reciproco, cura e attenzione per l’ambiente circostante.

Fare scuola all’aperto rappresenta un’opportunità fondamentale nell’educazione dei bambini e delle bambine, poiché offre maggiori vantaggi rispetto alla tradizionale aula scolastica.

Innanzitutto, l’esperienza all’aria aperta favorisce lo sviluppo delle capacità sociali, consentendo di interagire in modo più spontaneo e naturale con i propri coetanei in un contesto diverso e stimolante.

Il contatto con la natura offre innumerevoli lezioni preziose. Gli elementi naturali diventano veri e propri maestri, insegnando ai bambini a osservare e ad apprezzare le trasformazioni dei fenomeni naturali, nonché a comprendere i cicli vitali che li circondano. Attraverso questa esperienza diretta, i bambini imparano ad ascoltare i suoni della natura, a distinguere i vari colori e a percepire i dettagli che, spesso, sfuggono in un ambiente chiuso e artificiale.

Inoltre, l’interazione con l’ambiente esterno promuove una maggiore consapevolezza riguardo al rispetto dell’ambiente e alla salute sia fisica che mentale. I bambini diventano più consapevoli dell’importanza di preservare la natura e comprendono il legame stretto tra la propria salute e il benessere del pianeta.

È importante sottolineare che gli elementi naturali offrono uno stimolo al pensiero senza condizioni. A differenza dei libri che, spesso, riflettono il pensiero di altri, la natura è autentica e stimola la creatività e la riflessione in modo unico.

Sui libri troviamo la rappresentazione iconica (l’immagine della pianta) che diventa stimolo, punto di partenza per poi, attraverso dinamiche cognitive come l’immaginazione, la raffigurazione mentale e la riflessione, arrivare alla realtà (a volte sperimentabile in rare occasioni dell’anno scolastico come le gite). Nell’esperienza Educare nel bosco questo percorso di apprendimento viene radicalmente rovesciato: si parte dalla realtà, che viene sperimentata in maniera diretta e senza filtri, per poi procedere verso la riflessione, l’astrazione e la concettualizzazione. Il libro diventa il punto di arrivo, non quello di partenza.

L’esperienza diretta nella natura, dunque, riveste un’importanza fondamentale nell’ambito dell’apprendimento, poiché fornisce una serie di stimoli che attivano processi cognitivi ed emotivi essenziali. In molti casi, questa esperienza può essere considerata superiore alla conoscenza teorica e formale, poiché coinvolge l’individuo in modo completo e coinvolgente.

Partendo da un approccio embodied, l’esperienza diretta in natura sollecita l’intero corpo, divenendo irripetibile e altamente motivante. Questo tipo di esperienza è in grado di colmare alcune lacune che, spesso, si verificano nei processi di insegnamento-apprendimento, come la separazione mente-corpo o soggetto-oggetto. Interagire direttamente con la realtà naturale stimola la soggettività, la creatività e favorisce l’interpretazione personale, consentendo agli individui di stabilire collegamenti con le loro esperienze passate.

È essenziale considerare che l’esperienza diretta con la natura non si esaurisce nell’osservazione e nel contatto fisico, ma si trasforma gradualmente in conoscenza. Questo processo evolutivo porta inevitabilmente alla formulazione di domande e alla ricerca di soluzioni, stimolando il pensiero critico e la risoluzione dei problemi.

L’apprendimento per scoperta teorizzato da Bruner, in questo contesto diventa il fulcro su cui far leva per osservare, interrogarsi e sperimentare soluzioni inedite, da verificare momento per momento.

Tuttavia, per dare davvero un significato pedagogico all’esperienza in natura, è indispensabile un adeguato accompagnamento da parte degli educatori. Questi hanno il delicato compito di seguire i processi di apprendimento senza dirigerli, rispettando i tempi e le inclinazioni dei bambini che rimangono i veri protagonisti del percorso di crescita. Solo adulti specificatamente formati possono cogliere le occasioni educative che copiose si creano giornalmente in un ambiente ricco e variegato come il bosco, per incoraggiare e fornire supporto e orientamento quando necessario.

Di strada l’esperienza Educare nel bosco ne ha già fatta, ma certamente diversi sono ancora i contributi che la ricerca pedagogica e l’esperienza diretta possono dare verso la maturazione di un percorso che oggi, forse più di ieri, si propone alternativa significativa al ventaglio di proposte educative rivolte all’infanzia.

Dott. Giovanni D’Ignoti – Pedagogista

Riflessioni scaturite durante il seminario di studi dal titolo Il bosco ci insegna, tenutosi il 18 Marzo 2024 presso il Dipartimento COSPECS dell’Università degli studi di Messina. Gli interventi sono stati a cura del dott. Davide Fattori, degli educatori e delle educatrici di Educare nel Bosco della sede di Messina, dei professori Karin Bagnato, Pier Paolo Zampieri, Valentina Raffa e del dott. Giovanni D’Ignoti.